Gli incentivi alle rinnovabili costeranno tra il 2012 e il 2020 circa 100 miliardi di euro. Quest’anno l’ammontare sarà intorno ai 6 miliardi – la metà per il fotovoltaico – e per il 2020 il costo sarà compreso tra 10 e 12 miliardi. Sono le stime dell’Autorità per l'energia elettrica e il gas (Aeeg), illustrate dal presidente Guido Bortoni durante un’audizione alla commissione Ambiente della Camera. Tutte cifre che, come ha sottolineato Bortoni, si tramutano in una crescita degli importi in bolletta.
Bortoni, ascoltato ieri, ha parlato di un costo unitario dell'incentivazione nel 2020 che dovrebbe essere di 2,7-3,3 centesimi di euro al kw/h, il doppio rispetto a oggi. Tutto ciò si ripercuoterà sulle bollette del consumatore finale – ha detto Bortoni – ma un rimedio c’è: scommettere su incentivi "basati su meccanismi di mercato rispetto a strumenti totalmente amministrati". Occorre, cioè, una gestione efficiente che si basi su obiettivi quantitativi e temporali, fissati da governo e Parlamento insieme, mentre l’Autorità si impegnerà nella definizione delle modalità per poterli raggiungere contenendo al minimo i costi, visto che gli incentivi finiscono per ricadere sugli importi in bolletta.
In altre parole, i continui cambiamenti normativi destabilizzano il sistema stesso: occorrono scadenze certe, che non vengono modificate ed incentivi che sostengano l’innovazione, oltre che la filiera nazionale.
“Probabilmente l'attuale tecnologia fotovoltaica non è la più efficiente”, ha affermato Bortoni parlando degli incentivi al solare. La soluzione, per il presidente dell’AEEG è quella di attendere invece che imporre al Paese di averne una quantità enorme, anche perché "la scelta di privilegiare l'utilizzo delle fonti rinnovabili per la produzione di energia elettrica, con gli attuali strumenti incentivanti è comunque una scelta costosa". In particolare, essendo la produzione di energia elettrica da impianti fotovoltaici quella con valore unitario dell'incentivo più elevato, il suo aumento a scapito di produzioni da altre fonti rinnovabili comporta maggiori costi per l’intero sistema.
Inoltre, sempre secondo Bortoni, ci si è focalizzati particolarmente sulle rinnovabili e questo implica ora che i tassi di crescita più rilevanti siano attesi nel settore della produzione del calore e in quello dei biocarburanti.
Investire in efficienza e nell’aumento della produzione di energia termica da rinnovabili risulterebbe più economico: nell’affermarlo, Bortoni parte dall’analisi dei costi della scelta (una decisione presa a livello europeo) di puntare sul rapporto fra consumi finali di energia attribuibili alle rinnovabili e consumi finali totali di energia primaria, che si aggira intorno al 20% (per l'Italia 17%), una scelta che appunto "privilegia l'investimento in fonti rinnovabili rispetto all'investimento in efficienza energetica".
Nel documento presentato alla Camera, viene anche precisato che 1 tep (tonnellata equivalente di petrolio) di maggiore produzione di energia elettrica da rinnovabili implica un onere annuo tra 930 (per le fonti incentivate con i certificati verdi) e 3.500 euro (fotovoltaico), ma scende a 350 euro per maggior produzione di energia termica da rinnovabili, mentre 1 tep di riduzione dei consumi attraverso interventi volti al risparmio energetico comporterebbe oneri pari a circa 100 euro. Ecco perché, secondo il presidente dell’Aeeg, occorre puntare sull’efficienza energetica, che peraltro permetterebbe all’Italia di ritagliarsi un ruolo di prim’ordine ma a minor costo. Al contrario, dato che "l'aumento di 1 tep nei consumi finali da fonti rinnovabili è equiparato alla riduzione di quasi 6 tep nei consumi totali di energia, aumentano i costi che complessivamente dovrebbero essere sostenuti per soddisfare l'obiettivo (l'aumento è stimabile tra circa 250 e 500 euro/tep)”.