domenica 19 giugno 2011

La “grid parity” del fotovoltaico

La “grid parity” del fotovoltaico

In questo nuovo articolo, Domenico Coiante ci spiega in maniera analitica che il raggiungimento della completa competitività economica del solare fotovoltaico rispetto alle altre fonti di energia è ancora lungi dall'essere conseguita e che a tale scopo sono necessari ancora degli avanzamenti tecnologici. In particolare, ciò che ostacola la riduzione dei costi di produzione sembra essere proprio il costo dei componenti impiantistici diversi dai moduli fotovoltaici.


Scritto da Domenico Coiante


Da qualche tempo, sempre più frequentemente, appaiono sulla stampa articoli che annunciano come sia ormai a portata di mano il conseguimento della competitività del fotovoltaico per gli impianti direttamente connessi alla rete elettrica, cioè la desiderata “grid parity” tra il costo di produzione del kWh fotovoltaico con quello dei kWh convenzionali che circolano nella rete. Gli annunci più recenti sono quello dell’EPIA (Associazione delle Industrie Fotovoltaiche Europee), che colloca tale evento intorno al 2020, cioè entro circa 9 anni, disponibile cliccando qui e quello comparso sulla rivista “Quale Energia” (www.qualenergia.it), che lo colloca addirittura nel 2013.

Per vedere quanto c’è di vero in queste previsioni, proviamo a riportare i fatti che dovrebbero caratterizzare scientificamente il conseguimento della parità.
Innanzi tutto stabiliamo il significato del concetto di parità economica, o di competitività. Il kWh fotovoltaico è immesso nella rete elettrica ed è pagato allo stesso prezzo dei kWh convenzionali che in quel momento vi stanno circolando. Il prezzo dell’elettricità è regolato dalla legge della domanda e dell’offerta e quindi può variare da una località all’altra, da un’ora all’altra e da un giorno all’altro. Ad esempio, nel corso della giornata il prezzo d’acquisto della rete può variare da circa 5 c€/kWh delle ore notturne a circa 9 c€/kWh nelle ore di punta intorno a mezzogiorno. Allora il confronto andrebbe rigorosamente fatto istante per istante seguendo l’andamento temporale del prezzo. Tuttavia, per lo scopo del nostro lavoro e per non complicare troppo le cose, prendiamo come riferimento il prezzo medio giornaliero unificato su scala nazionale (PUN), che si trova pubblicato sul sito del Gestore del Mercato Elettrico (www.mercatoelettrico.org/It/). Mentre scrivo queste note il PUN odierno medio (24/05/2011) vale 7,51 c€/kWh. In definitiva, per essere competitivo, il kWh fotovoltaico deve costare al massimo questa cifra.

In un mio precedente lavoro, disponibile qui è stato calcolato il costo di produzione del kWh fotovoltaico come:

CkWh = [(AEP)]-1{[QN (1-Tb/dQd)(1-T)-1](B + KR) + KEM} KI

Dove i vari parametri hanno i seguenti valori:
• AEP (annual energy production) = produttività specifica annuale netta espressa in kWh/kW = DH/Ip = 1200 kWh/kWp (media nazionale);
• QN = r/[1 – (1+r)^-N] = fattore di annualità = 0,06505;
• r = tasso annuale d’interesse reale = 5%;
• N = vita operativa dell’impianto = 30 anni;
• T = rateo delle tasse dirette = 0,33;
• b = quota parte dell’investimento in apparati tecnici riconosciuta per il deprezzamento = 0,5;
• d = numero di anni in cui avviene il deprezzamento = 12;
• Qd = r/[1 – (1+r)^-d] = fattore di annualità per l’ammortamento = 0,1295 ;
• B = fattore di maggiorazione del costo di capitale per l’aumento dei prezzi durante la costruzione della centrale = 1;
• KR = frazione dell’investimento per l’acquisto delle parti di ricambio durante l’esercizio = 0,1;
• KEM = frazione dell’investimento impiegata per la spesa annuale di esercizio e manutenzione = 0,01;
• KI = costo specifico dell’impianto espresso in €/kWp;
• D = nmis nth nin ncp = fattore di prestazione dell’impianto = 0,75;
• nmis = fattore di mismatching nell’assemblaggio dei moduli in pannelli = 094;
• nth = fattore medio di temperatura per il riscaldamento dei moduli durante il funzionamento = 0,92;
• nin = fattore medio d’invecchiamento dei moduli nell’arco della vita operativa = 0,93;
• ncp = rendimento del condizionamento di potenza (inverter, ecc.) = 0,94;
• H = insolazione media annuale sui moduli espressa in kWh/m2 = 1600 kWh/m2;
• Ip = intensità della radiazione di picco espressa in kW/m2 = 1 kW/m2.

Inserendo i valori indicati nell’espressione precedente si ricava per il costo del kWh l’espressione:

CkWh = 8,783 10-5 KI

Considerando che il costo specifico dell’impianto fotovoltaico chiavi in mano si aggira oggi intorno a KI = 3000 €/kWp, si ottiene il valore attuale medio in Italia del costo di produzione:

CkWh = 26,3 c€/kWh

Siamo perciò ancora un fattore 3,5 sopra al livello di parità.
Usando ora la stessa espressione come un’equazione per determinare il costo dell’impianto che corrisponde alla parità a 7,51 c€/kWh, otteniamo per KI il valore:

KI0 = 855 €/kWp

Pertanto la parità potrà essere ottenuta solo quando il costo totale dell’impianto scenderà dagli attuali 3000 a 855 €/kWp. Sorgono allora due domande:

1. E’ possibile ottenere questo valore?
2. Se ciò è possibile, quando potrà avvenire?

Vediamo, pertanto, che il quesito circa il conseguimento della parità richiede una risposta positiva alla prima domanda e solo dopo aver verificato questo fatto possiamo cercare di rispondere alla seconda. Evidentemente le previsioni riportate nei due lavori citati danno per scontata la risposta positiva alla prima domanda e cercano di rispondere alla seconda sulla base dell’estrapolazione della curva che esprime l’abbassamento del costo di produzione del kWh in funzione del tempo. Ciò presuppone l’ipotesi che la tendenza attuale di sviluppo possa continuare per gli anni a venire con almeno lo stesso valore presente del tasso annuale di decrescita dei costi. Pertanto la previsione non è basata sulla stima probabilistica del permanere delle condizioni al contorno che stanno permettendo l’abbassamento del costo, ma esprime l’ottimistico desiderio che le cose proseguano indisturbate come ora.

Di fatto, gli esperti di questo genere di previsioni sanno che il modo più corretto di affrontare l’argomento è quello di tracciare la curva d’apprendimento economico e di ragionare su di essa. Proviamo a fare tale operazione con l’intento di verificare la validità delle previsioni.
Ammettiamo per il momento che il costo dell’impianto si sia ridotto agli 855 €/kWp che permettono la parità. Supponiamo che tale costo sia dovuto per il 60% ai moduli fotovoltaici e il 40% al resto del sistema. Avremo così un costo dei moduli pari a circa 513 €/kWp e 342 €/kWp per il resto del sistema.

Tra il prezzo di un prodotto commerciale immesso nel mercato e il numero dei pezzi, venduti cumulativamente nel corso degli anni, esiste una precisa relazione matematica, che può essere rappresentata graficamente su scala bilogaritmica come una funzione lineare decrescente (naturalmente in condizioni ideali di libero mercato e in assenza di vincoli limitativi esterni). In tale rappresentazione il prezzo cala al crescere del volume cumulativo delle vendite. Per capire meglio, basta pensare al prezzo dei telefoni cellulari e a come esso sia calato al crescere della diffusione capillare nell’uso. E’ una legge generale di scala che viene indicata come legge d’apprendimento economico del mercato. L’autore di queste note ha potuto seguire personalmente l’andamento storico dei dati di prezzo relativi ai moduli fotovoltaici a partire dal 1975 ed ha ricostruito (anche avvalendosi di altre fonti di osservazione) la relativa curva d’apprendimento, mostrata in figura.
Ogni punto rappresenta la coppia di valori, prezzo-volume di mercato, di quell’anno. Si parte dal 1975 e si arriva al 2010. I punti sperimentali si dispongono lungo una retta come previsto dalla teoria fino al 2003. Da quell’anno, per i successivi cinque anni, i punti stazionano sullo stesso livello di prezzo discostandosi dalla retta ed infine recuperano verso l’andamento teorico nel 2010.
Lo scostamento degli ultimi anni coincide con l’introduzione nei paesi europei delle incentivazioni governative che hanno causato un eccesso di domanda rispetto alla capacità dell’offerta con conseguente lievitazione anomala dei prezzi.

L’adeguamento della capacità produttiva industriale, nel frattempo intervenuto, sta riportando il sistema nella logica d’apprendimento. Il punto rappresentativo del 2010 si colloca molto vicino al prolungamento della retta, lasciando presumere il prossimo riallineamento all’andamento rettilineo precedente. Assumendo ciò come un’ipotesi probabile, possiamo estrapolare la curva d’apprendimento fino ad incontrare il valore del prezzo dei moduli ritenuto capace di produrre il kWh a costo competitivo. Come visto sopra, tale valore è pari a 513 €/kWp, cioè circa 0,7 $/Wp (1 € = 1,3 $), che nel nostro grafico è rappresentato dalla linea scura orizzontale. L’incontro tra la curva d’apprendimento estrapolata e questo livello avviene per un volume cumulato delle vendite pari all’incirca a 300000 MWp.

Essendo consapevoli di aver azzardato l’ipotesi della ripresa dell’apprendimento normale, la probabilità del raggiungimento della competitività per la coppia di valori, prezzo 0,7 $/Wp – volume di mercato 300000 MWp, ha un margine di confidenza molto alto. Fino a questo punto ci sentiamo abbastanza tranquilli circa la previsione. E’ il passaggio successivo di sostituire la scala dei volumi di mercato con quella temporale che possiede un grado di aleatorietà molto alto. Infatti nulla ci autorizza a dire, a parte la speranza, che il divario tra le vendite cumulate del 2010, circa 40000 MW (www.epia.org “Global market outlook for photovoltaics until 2015”), e il traguardo dei 300000 MW possa essere colmato in tre anni. Significherebbe ammettere che il volume delle vendite possa aumentare a circa 80000 MW all’anno contro i 16500 MW registrati nel 2010.
Viceversa, nell’ipotesi conservativa che in media il volume annuale delle vendite si mantenga per gli anni a venire sul valore di 16500 MW del 2010, il valore cumulativo del mercato raggiungerebbe i 300000 MW in circa 15 anni.
Considerando che il volume annuale delle vendite mostra una tendenza alla crescita, la previsione dell’EPIA di circa 9 anni appare abbastanza realistica.
Pertanto, riassumendo il nostro ragionamento, possiamo dire che, se fosse possibile ridurre il costo degli impianti fotovoltaici a circa 855 €/kWp (60% moduli e 40% resto del sistema), la competitività sarebbe raggiunta entro i prossimi 9-10 anni.

A questo punto, però, è necessario verificare che effettivamente la risposta alla prima domanda sia positiva.
E qui, purtroppo, le cose si complicano notevolmente. Infatti, le analisi economiche applicate alla tecnologia fotovoltaica attuale (silicio cristallino, film sottili, efficienza di conversione commerciale massima al 12-16%) mostrano la presenza di un costo limite per il resto del sistema a circa 1000 €/kWp, cosa che porta il costo totale intorno a un costo limite di 1500 €/kWp (vedere questo mio precedente articolo), il che significa un costo minimo di produzione del kWh pari a 13,1 c€/kWh, ancora non competitivo.

In definitiva, allo stato attuale della tecnologia fotovoltaica e in una stretta logica di mercato, la risposta alla prima domanda è negativa e, pertanto, le previsioni temporali circa il raggiungimento della “grid parity” hanno poco senso. A meno che non si facciano entrare in gioco due aspetti concomitanti: i benefici economici connessi ai vantaggi ambientali del fotovoltaico, cioè il ricorso esplicito alle esternalità, e il passaggio a nuove tecnologie produttive a più alta efficienza in grado di ridurre la superficie degli impianti e, quindi, di abbassare sensibilmente il costo del resto del sistema. Ma questo è un altro discorso.

riduzione dei costi del fotovoltaico

“Ancora ci sono notevoli margini di riduzione dei costi lungo tutta la filiera del fotovoltaico e per i prossimi 3-5 anni ritengo che un prezzo per watt tra 1,3 e 1,4 $/Wp sia fattibile, per poi arrivare alla soglia del dollaro per Watt”. Sono le parole tratte da un'intervista di qualche settimana fa a Vishal Shah, uno degli analisti del solare di maggior rilievo a Wall Street, a capo della Clean Tech Equity Research Team della Barclays Capital, con una notevole esperienza nel comparto dei semiconduttori, avendo lavoro presso la Applied Materials.

Enel Power Green

In settimana era passato un ragazzo per un intervista sul fotovoltaico e lunedi son stato contattato da Enel per sapere se ero interessato al fotovoltaico di enel power green e stasera e' venuto un ingegnere per farmi la sua proposta:
In poche parole quello che mi ha proposto:
praticamente chiavi in mano dall'installazione addirittura fino allo smaltimento dei pannelli tra 35 anni su contratto:
impianto da 3600 kW
NESSUN EURO DA PAGARE NE ADESSO NE DOPO nemmeno per aprire contratto
Tra 12 anni vai in parita' e dal 12 anno ed un giorno iniziano a "pagarti":
GSE: 119€ al mese
RISPARMIO: 68€ al mese

119 x 12 mesi x 8 anni = 11424 €

risparmio dal 12 al 30 anno

68 x 12 mesi x 18 anni = 15000 €

userebbero inverter della SMA e pannelli della TDK o Sharp

Sinceramente l'unica cosa che ho capito e' che il cliente non deve sborsare nulla.
Qualcuno ha avuto esperienze in merito con Enel Power Green?????

form - egp

 continuo a leggere top di gamma e cose di questo tipo... come faccio a capire la qualità dei prodotti che mi vengono proposti? In molti preventivi, più alti magari della media, mi si giustificano tali prezzi dicendomi che sono prodotti di qualità superiore e cose di questo tipo. Ma io, che non sono un esperto di fotovoltaico, come faccio a capire se mi pigliano per il naso?!
Recentemente ho fatto un accordo preliminare con Enel Green Power (sono ancora in tempo a disdirlo) e lunedì viene il tecnico a casa a fare il sopralluogo. Non vi pare strano che mi abbiano fatto il preventivo prima del sopralluogo (secondo me ci marciano sopra alla grande)? I dati precisi ora non li ricordo ma si parla di 17.000€ per 3kW con pannelli UE (scheuten) ed efficienza del 17,6%.
Ho calcolato un flusso di cassa attualizzato, considerando i seguenti dati (in €):
costo installazione = 17.000
costi annui manutenzione = 100
tasso interesse annuo = 2,5%
introiti annui (risparmio energia + incentivo) = 1.900

Il pareggio lo si dovrebbe raggiungere tra il 10imo e 11esimo anno (senza considerare il probabile aumento del costo dell'energia che farebbe aumentare gli introiti annui anticipando quindi il breakeven).
 Ringrazio tutti... Qualcuno conosce questa marca di pannelli: "Scheuten"?
Mi sembra di capire quindi che dovrei disdire quanto prima e rivalutare con calma altre proposte (quanta calma?).
Con i pannelli Scheuten propongono 16.720 ivati 3kWp,
Con i pannelli Sharp propongono 15.200 ivati 3kWp.

Mi hanno anche detto che con i Scheuten ho il 10% di più con i Sharp invece no perchè presentano dei componenti europei (Sharp però è un'azienda europea...).
Con l'incentivo ad ottobre di 0,345 cent (che diventa 0,379 cent con il 10% in più) dovrei portare a casa 1240€ all'anno (senza contare il risparmio nel non pagare la bolletta). Confermate?

Lerepoti, non conosco gli Scheuten e non posso aiutarti su questo, ma voglio dirti due cose urgenti:
1) disdici il contratto con Enel GreenPower (EGP) perchè il prezzo è fuori mercato per il 2011;
2) non proseguire la discussione nell'altro thread, se scegli questo continua solo qui.

Seguono cose meno urgenti o opinabili:
3) chiedi più preventivi da più aziende e non fidarti troppo neanche delle indicazioni che puoi ricevere su questo sito. Trova nella tua zona aziende che sono su piazza da anni e che ci restino, procurati più preventivi e decidi con calma e senza scadenze. Da quanto leggo, per un piccolo impianto adesso un preventivo sotto i 4000 Eur/kWp anche da ivare può essere ragionevole, ma direi non di più. Ci sono buoni pannelli europei (ed anche italiani) entro questa fascia di prezzo (con possibile incremento dell'incentivo). Se chiedi riferimenti di aziende della tua zona, vai a visitarle e informati sulla loro serietà e solidità. Non scegliere solo in base a 100 Euro di differenza nel preventivo; scegli anche in base all'azienda e alle persone con cui hai trattato, e sopratutto al fatto che siano aziende che ci mettono la faccia e restano sul territorio. L'ambiente del FV è (stato?) ricco anche di improvvisatori non troppo competenti e di aziende che poi scompaiono.
4) EGP non ha una grande immagine su questo forum perchè fa parte di quei "big player" che hanno sp*nato il mercato facendosi fare il decreto Salva Alcoa dal governo per intascare la grande fetta degli incentivi destinati alle famiglie. In più EGP ed Enelsì fanno concorrenza alle imprese locali anche sul mercato dell'installazione o si avvalgono di aziende in franchising che a volte si sono mosse in modo prepotente giocando sul nome Enel.
5) Normalmente i pannelli super-cari li mette chi ha problemi di spazio e necessita di elevate rese specifiche, oppure chi per costituzione guida solo da Mercedes in su.
6) Se hai spazio e soldi fai un impianto più grande dei 3 kWp. Ha senso economicamente ed ambientalmente. Non lo farei per fare un 3,1 kWp, ma per un 4kWp, potendo, sì.
7) Per le norme del IV conto energia, leggiti la discussione relativa nel sottoforum sulle normative. Ci sono i link al decreto con tutte le tariffe.

Il fotovoltaico “fai da te” fra due anni sarà l’energia più conveniente

Il fotovoltaico “fai da te” fra due anni sarà l’energia più conveniente

Secondo uno studio del professor Arturo Lorenzoni del dipartimento di Ingegneria elettrica dell’università di Padova, nel 2013 sarà raggiunta la “grid parity”: il prezzo del kW/h per autoconsumo prodotto con panelli solari sarà uguale a quello dell’energia acquistabile dalla rete elettrica.

Nessuno l’aveva previsto. Eppure, entro due anni, l’energia solare “fai da te” sarà più conveniente, anche senza incentivi: autoprodurre elettricità con pannelli fotovoltaici, specie nel Sud, costerà meno della bolletta dell’Enel. Si avvicina infatti la “grid parity”, la coincidenza tra il costo del chilowattora per autoconsumo, prodotto con panelli da 200 kW di picco (kWp), e quello dell’energia acquistabile dalla rete elettrica. A rivelarlo sono i calcoli eseguiti dal professor Arturo Lorenzoni del dipartimento di Ingegneria elettrica dell’università di Padova. Ma le buone notizie non si fermano qui: per Vishal Shah, analista di Wall Street, il settore solare vedrà nei prossimi anni una riduzione dei costi di un ulteriore 40%.
Nel Sud Italia la grid parity sarà raggiunta già verso la metà del 2013, per gli impianti industriali da 200 kWp. Per gli impianti domestici (più piccoli, da 3 kWp) si dovrà aspettare un anno in più. Per i grandi impianti allo stesso risultato si arriverà nel 2015 al Centro e nel 2016 al Nord. Per quelli piccoli ci vorrà un anno in più. I calcoli sono stati eseguiti stimando una vita media dei moduli di 25 anni e includendo un tasso di interesse del 5,3%, ma concentrandosi appunto sull’autoconsumo, invece che sulla produzione di elettricità da vendere alla rete.
Lo studio di Lorenzoni ed il suo team, commissionato da Conergy Italia, è partito dall’analisi della variazione di prezzo degli impianti prevista per i prossimi anni da European Photovoltaic Association e altre agenzie di ricerca: i moduli fotovoltaici dovrebbero passare dai 1,4 euro/Wp di oggi a circa 1 euro/Wp entro i prossimi due anni. Questo porterebbe i sistemi fotovoltaici a costare molto meno: i piccoli impianti (3 kWp) passerebbero dagli attuali 3.600 euro/kW a 2.800 nel 2014, mentre quelli da 200 kWp da 2.800 euro/kWp a circa 2.000 nel 2014. Queste stime sono state elaborate prima del quarto conto energia, ma “con la riduzione delle tariffe incentivanti i prezzi caleranno anche più rapidamente del previsto”, spiega il professor Lorenzoni (fonte: QualEnergia).
Non solo, le ipotesi del gruppo di ricerca veneto sono approssimate per difetto: si è voluto stimare, ad esempio, un aumento annuale medio delle bollette elettriche del 3-3,28%. Un valore che potrebbe essere sottostimato, se si considera il possibile aumento del prezzo del petrolio. Se i costi legati alla produzione di energia dovessero essere maggiori di quanto stimato e gli impianti dovessero costare meno, la grid parity potrebbe quindi essere raggiunta anche prima di quanto previsto dallo studio dell’Università di Padova.
Fino a pochi anni fa, nessuno avrebbe azzardato una previsione del genere sull’autonomia energetica familiare, né tanto meno una diminuzione dei prezzi del fotovoltaico che, dal 2008 al 2011, è arrivato a sfiorare il 60%. Margini di riduzione che sono ancora ampi: nei prossimi 3-5 anni, infatti, il fotovoltaico potrà costare negli Usa tra 1,3 e 1,4 dollari per watt, ed è possibile arrivare presto alla soglia del dollaro per Watt. Ad affermarlo è Vishal Shah, analista a Wall Street specializzato nel settore solare.
Negli ultimi quattro anni, i prezzi del fotovoltaico sono scesi tanto da riuscire a superare in convenienza anche l’energia nucleare, secondo uno studio della Duke University in North Carolina. A differenza del professor Lorenzoni, però, Vishal Shah ritiene negativo il fatto che i governi possano rivedere le loro politiche di incentivazione: per l’analista newyorkese, infatti, ciò sarà l’unico freno al boom del solare. Sul prossimo raggiungimento della grid parity in alcune parti dell’Europa meridionale, però, si è tutti concordi. Non solo, per Shah nel vecchio continente l’energia elettrica da fonte solare sostituirà presto quella prodotta con il gas naturale, mentre in altre parti del mondo soppianterà anche quella prodotta con l’inquinante e sempre più costoso gasolio.

QUANTO CI COSTA IL FOTOVOLTAICO

«Si stima che nel 2010 siano stati avviati impianti fotovoltaici per almeno 7.500 MW, inclusi quelli “dichiarati finiti” entro l’anno, ma che verranno allacciati entro giugno 2011, con tariffe 2010. La nuova potenza è pari a sette volte il totale istallato in Italia sino a fine 2009, quattro volte il totale negli Stati Uniti, dieci volte quello in Francia.

QUANTO CI COSTA IL FOTOVOLTAICO

Ogni MW di potenza produce all’incirca 1.250 MWh l’anno (media nazionale) ogni MWh prodotto riceve dal Gse un incentivo che può stimarsi mediamente attorno a 380 euro per kw (tariffe 2010). Dunque, per le circa 9mila MW di potenza totale istallata con “tariffe 2010”,, il costo complessivo da pagarsi in bolletta potrebbe arrivare, a regime, a 4,3 miliardi l’anno (9.000 x 1.250 x 380) per i prossimi venti anni. Così, quasi alla chetichella, si è caricato sulle spalle degli italiani un debito di quasi 90 miliardi, il 5 per cento di tutto il debito pubblico, cui va aggiunto il debito per gli incentivi alle altre rinnovabili.

Con questi incentivi si sono attivati investimenti per circa 25 miliardi (stimando un costo complessivo di 3,2 milioni per MW), ma più della metà della cifra è stata spesa per l’acquisto di pannelli, in prevalenza importati perché la nostra industria non era certo attrezzata a far fronte a un picco di tale di domanda. Per il resto ne hanno beneficiato soprattutto gli installatori (settore a modesta tecnologia) oltre ai tanti mediatori, finanzieri, proprietari di terreni. Quanti altri e quanto più efficaci stimoli alla domanda si sarebbero potuti attuare con una spesa di 60 miliardi (valore attuale del debito di 90 miliardi contratto con i produttori di fotovoltaico). E questo mentre è in atto una forte stretta della spesa pubblica per risparmi modesti anche in settori prioritari come ricerca e università.
Chi è responsabile di questa dissennata politica? Occorre risalire al decreto del 19 febbraio 2007 a firma Pier Luigi Bersani e Alfonso Pecoraro Scanio che ha determinato il decollo del settore introducendo tariffe particolarmente elevate. In vero, quel decreto stabiliva un limite massimo di 1200 MW di potenza incentivabile, ma poi lo vanificava dicendo che avrebbero avuto comunque diritto alle tariffe incentivanti anche tutti gli impianti entrati in esercizio nei quattordici mesi successivi al raggiungimento dei 1200 MW: in pratica si lasciava mano libera all’installazione di potenze molto superiori, senza alcun limite» (Giorgio Ragazzi, continua su Disarming the greens).

mercoledì 15 giugno 2011

Fotovoltaico, in Europa meglio di altre energie

Fotovoltaico, in Europa
meglio di altre energie

A dirlo è l'Epia: nel 2010 installati impianti per 13.000 megawatt che hanno portato il totale della capacità fotovoltaica europea a oltre 28.000

Nel 2010 la crescita delle installazioni fotovoltaiche in Europa si è rivelata la più elevata rispetto a tutte le altre fonti di energia rinnovabile.
Complessivamente - informa l'Epia (European photovoltaic industry association) - nel 2010 sono stati installati impianti per 13.000 megawatt che hanno portato il totale della capacità fotovoltaica europea a oltre 28.000 MW.
Per un confronto, la nuova potenza eolica è stata nello stesso periodo di 9.300 MW, tra impianti a terra e in mare.

«La crescita - ha dichiarato Ingmar Wilhelm, presidente di Epia - è stata semplicemente impressionante. La riduzione dei costi, le nuove applicazioni, il forte interesse degli investitori e il persistere di politiche di supporto hanno contribuito a questo sviluppo, facendo del fotovoltaico la prima tecnologia verde in termini di nuova capacità produttiva».
Secondo l'Epia, la rapida diminuzione dei costi che il settore sta conoscendo rende realistico il raggiungimento in tempi brevi della grid parity per gli impianti residenziali, in diversi Paesi dell'Unione europea.

Fotovoltaico: per Bortoni (Aeeg) è troppo costoso. Meglio l'energia termica

Gli incentivi alle rinnovabili costeranno tra il 2012 e il 2020 circa 100 miliardi di euro. Quest’anno l’ammontare sarà intorno ai 6 miliardi – la metà per il fotovoltaico – e per il 2020 il costo sarà compreso tra 10 e 12 miliardi. Sono le stime dell’Autorità per l'energia elettrica e il gas (Aeeg),  illustrate dal presidente Guido Bortoni durante un’audizione alla commissione Ambiente della Camera. Tutte cifre che, come ha sottolineato Bortoni, si tramutano in una crescita degli importi in bolletta.
Bortoni, ascoltato ieri, ha parlato di un costo unitario dell'incentivazione nel 2020 che dovrebbe essere di 2,7-3,3 centesimi di euro al kw/h, il doppio rispetto a oggi. Tutto ciò si ripercuoterà sulle bollette del consumatore finale – ha detto Bortoni – ma un rimedio c’è: scommettere su incentivi "basati su meccanismi di mercato rispetto a strumenti totalmente amministrati". Occorre, cioè, una gestione efficiente che si basi su obiettivi quantitativi e temporali, fissati da governo e Parlamento insieme, mentre l’Autorità si impegnerà nella definizione delle modalità per poterli raggiungere contenendo al minimo i costi, visto che gli incentivi finiscono per ricadere sugli importi in bolletta.
In altre parole, i continui cambiamenti normativi destabilizzano il sistema stesso: occorrono scadenze certe, che non vengono modificate ed incentivi che sostengano l’innovazione, oltre che la filiera nazionale.

Probabilmente l'attuale tecnologia fotovoltaica non è la più efficiente”, ha affermato Bortoni parlando degli incentivi al solare. La soluzione, per il presidente dell’AEEG è quella di attendere invece che imporre al Paese di averne una quantità enorme, anche perché "la scelta di privilegiare l'utilizzo delle fonti rinnovabili per la produzione di energia elettrica, con gli attuali strumenti incentivanti è comunque una scelta costosa". In particolare, essendo la produzione di energia elettrica da impianti fotovoltaici quella con valore unitario dell'incentivo più elevato, il suo aumento a scapito di produzioni da altre fonti rinnovabili comporta maggiori costi per l’intero sistema.

Inoltre, sempre secondo Bortoni, ci si è focalizzati particolarmente sulle rinnovabili e questo implica ora che i tassi di crescita più rilevanti siano attesi nel settore della produzione del calore e in quello dei biocarburanti.
Investire in efficienza e nell’aumento della produzione di energia termica da rinnovabili risulterebbe più economico: nell’affermarlo, Bortoni parte dall’analisi dei costi della scelta (una decisione presa a livello europeo) di puntare sul rapporto fra consumi finali di energia attribuibili alle rinnovabili e consumi finali totali di energia primaria, che si aggira intorno al 20% (per l'Italia 17%), una scelta che appunto "privilegia l'investimento in fonti rinnovabili rispetto all'investimento in efficienza energetica".
Nel documento presentato alla Camera, viene anche precisato che 1 tep (tonnellata equivalente di petrolio) di maggiore produzione di energia elettrica da rinnovabili implica un onere annuo tra 930 (per le fonti incentivate con i certificati verdi) e 3.500 euro (fotovoltaico), ma scende a 350 euro per maggior produzione di energia termica da rinnovabili, mentre 1 tep di riduzione dei consumi attraverso interventi volti al risparmio energetico comporterebbe oneri pari a circa 100 euro. Ecco perché, secondo il presidente dell’Aeeg, occorre puntare sull’efficienza energetica, che peraltro permetterebbe all’Italia di ritagliarsi un ruolo di prim’ordine ma a minor costo. Al contrario, dato che "l'aumento di 1 tep nei consumi finali da fonti rinnovabili è equiparato alla riduzione di quasi 6 tep nei consumi totali di energia, aumentano i costi che complessivamente dovrebbero essere sostenuti per soddisfare l'obiettivo (l'aumento è stimabile tra circa 250 e 500 euro/tep)”.

Nuovo dispositivo per pannelli solari sfrutta anche il calore dei tetti per produrre energia elettrica

base di polimeri è il primo a produrre energia da calore e luce solare – un miglioramento che potrebbe abbattere i costi di riscaldamento di una casa di ben il 40 per cento.
I dispositivi geotermali per le pompe di calore sul mercato oggi raccolgono il calore dall’aria o dal terreno. Questo nuovo dispositivo utilizza un fluido che scorre attraverso un pannello sul tetto per raccogliere il calore del sole mentre una cella solare integrata produce energia elettrica dalla luce del sole.
“E’ un approccio che  rende la vostra casa ultra-efficiente in quanto il dispositivo raccoglie sia l’energia solare che il calore,” ha detto David Carroll, direttore del Centro per le Nanotecnologie e Materiali Molecolari presso la Wake Forest University. “Il nostro dispositivo solare-termico sfrutta meglio l’ampia gamma di potenza fornita dal sole ogni giorno.”
La ricerca che mostra l’efficacia del dispositivo appare nel numero di marzo della rivista peer-reviewed Solar Energy Materials and Solar Cells.
Normalmente le celle solari sui tetti perdono circa il 75 per cento dell’ energia fornita dal sole in un dato momento, perché non possono raccogliere le onde infrarosso. Tali pannelli perdono una quantità ancora maggiore di energia a disposizione per ogni giorno solare, perché raccolgono la luce solare in maniera più efficiente dalle 10:00 alle 14:00.
“Su un tetto, hai molta luce solare  ed il calore dalla radiazione infrarossa”, ha detto Carroll. “L’industria dei pannelli solari ha in gran parte ignorato il calore.”
Il design del nuovo dispositivo solare-termico sfrutta questo calore attraverso una serie integrata di tubi trasparenti, di cinque millimetri di diametro. Si stendono in orizzontale  e un olio mescolato con un colorante li attraversa. La luce del sole splende nel tubo trasparente e agisce sull’olio, e viene convertita in energia elettrica da un polimero spruzzato sul retro dei tubi fotovoltaici. Questo processo surriscalda l’olio, che sfocia poi in una pompa di calore, per esempio, per trasferire il calore all’interno di una casa.
A differenza dei pannelli solari piani usati oggi, la curva dei tubi all’interno del nuovo dispositivo consente la raccolta sia di luce  che di calore a raggi infrarossi dall’alba al tramonto. Questo significa che fornisce energia per una parte molto maggiore del giorno rispetto a un normale  pannello solare.
A causa della struttura generale e la capacità di catturare la luce obliqua, questo è anche il primo dispositivo solare-termico che può essere realmente integrato negli edifici: può essere costruito per sembrare quasi identico alle tegole utilizzate oggi.
I test sul dispositivo solare-termico hanno mostrato il 30 per cento di efficienza nella conversione dell’energia solare in energia. In confronto, un pannello solare standard  ha dimostrato un efficienza di conversione non superiore all’ 8 per cento.
Il team di ricerca costruirà il primo pannello solare-termico di un metro quadrato di dimensioni questa estate, un passo chiave per ottenere la tecnologia pronta per il mercato.

"Vernice solare" assorbe meglio la luce

"Vernice solare" assorbe meglio la luce Stampa
12 gennaio 2011 - Utile per celle che sfruttano meccanismo simile a fotosintesi ( fonte: http://www3.lastampa.it )
Una nuova sostanza, da "spalmare" sulle celle fotovoltaiche come una vernice, assorbe meglio la luce solare rispetto ai materiali usati finora, e potrebbe quindi migliorare notevolmente l'efficienza dei pannelli. La "vernice" è stata messa a punto da un gruppo di chimici delle università di Buffalo e Rochester (Stato di New York), guidati da Michael Detty e Richard Eisenberg; secondo gli scienziati permetterà lo sviluppo di tecnologie più competitive a livello commerciale. La nuova invenzione è particolarmente promettente per le celle solari del tipo "di Grätzel", che producono energia sfruttando un meccanismo chimico simile alla fotosintesi delle piante: il funzionamento della cella rimane lo stesso, ma grazie alla nuova sostanza migliora l'assorbimento della luce. "L'energia solare che arriva sulla Terra in un'ora sarebbe sufficiente per soddisfare il fabbisogno elettrico di tutto il mondo per un anno. Le piante la sfruttano per le loro esigenze, mentre noi usiamo il petrolio. Ma se vogliamo l'indipendenza energetica dobbiamo guardare anche noi al sole", ha commentato Detty. Oltre che per i pannelli fotovoltaici, questa innovazione potrà essere utilizzata per produrre elettricità con la tecnologia delle celle a idrogeno, in cui la luce solare è sfruttata per spezzare le molecole d'acqua e isolare quelle di idrogeno. Nei test di laboratorio i ricercatori hanno verificato che con la nuova sostanza si produce idrogeno a ritmi mai registrati prima. I ricercatori hanno già presentato due richieste di brevetto per la nuova vernice: una per l'applicazione ai pannelli solari e una per le celle a idrogeno.

Meglio il solare termico

Dopo il  probabile tramonto del nucleare, cosa ne sarà delle rinnovabili? Provano a rispondere gli Amici della terra nela loro Conferenza nazionale sulle rinnovabili termiche.
Rosa Filippini, Presidente degli Amici della Terra, ha sostenuto: “Al centro del dibattito della Conferenza sono gli incentivi per le rinnovabili termiche e per gli interventi di efficienza energetica necessari per realizzare gli obiettivi al 2020 di rinnovabili e di risparmio energetico dell’Italia. In particolare, il contenimento della domanda di energia, qualunque sia la modalità per soddisfarla, è diventato prioritario nel nuovo scenario energetico mondiale emergente dopo il disastro nucleare in Giappone. Ci troviamo tuttavia in una situazione paradossale dove, su tavoli separati col governo, l’industria del fotovoltaico chiede sacrifici ai consumatori per i prossimi 25 anni dell’ordine di 116 miliardi, cioè quasi 2000 euro per abitante, per realizzare installazioni energetiche principalmente di tipo speculativo, a bassa intensità occupazionale e con un impatto sulla qualità del paesaggio. La seconda Conferenza nazionale sulle rinnovabili termiche ha invece evidenziato che sono a portata di mano alternative tecnologiche in campo energetico che possono offrire opportunità di un reale sviluppo per l’economia italiana, basate sulle rinnovabili termiche e sull’efficienza energetica, settori in cui l’industria italiana presenta posizioni di primato.
"I dati da noi elaborati ci dicono che l’Italia può ampiamente realizzare l’obiettivo di rinnovabili puntando principalmente su quelle termiche, che presentano un indicatore di resa di energia rinnovabile per euro di incentivo che è circa otto volte superiore alla resa energetica del fotovoltaico (4,0 kg equivalenti al petrolio contro 0,5 kg e.p./euro) e appena inferiore alla resa energetica unitaria degli interventi di efficienza (4,5 kg eq. di petrolio risparmiati per euro di incentivo), che rimangono i più convenienti di tutti" ha spiegato Andrea Molocchi, Responsabile dell’ufficio studi di Amici della Terra.
Tabella | La questione del finanziamentodei provvedimenti di incentivazione: le principali opzioni in discussione

Fotovoltaico (richieste di Assosolare aprile 2011: 3.000 MW l'anno, 20.000 MW entro 2015) Efficienza energetica (Piano Confindustria 2010-2020 di sett. 2010) Rinnovabili termiche (studio REF 2011, interventi 2012-2020)
Forma di incentivazione Conto energia Detrazione fiscale sull'investimento/sconto all'acquisto Conto energia termica
Oneri a carico di utenti elettricità Stato/contribuenti fiscali Utenti gas
Energia da incentivare 24 TWh (2,1 Mtep finali) nell'anno 2016. Prod cumulata fino al 2035 di tutto l'installato al 2015: 732 TWh (63,1 Mtep cumulati fino al 2035) 9,9 Mtep finali di risparmio energetico nell'anno 2020. 51 Mtep cumulati nel periodo 2010-2020. 109 Mtep cumulati fino al 2030 (vita utile interventi 10 anni) 1,8 Mtep nel 2020 (21,4 TWhth).
27,7 Mtep di FER termiche cumulate fino al 2034 (vita utile 15 anni)
Oneri complessivi per la durata periodo incentivazione (senza var. prezzi, né tassi) 116 miliardi: costo cumulato fino al 2035 per i 20 anni di incentivazione degli investimenti realizzati fino al 2015. 24 miliardi di contributi per interventi distribuiti nel periodo 2010-2020 (7,8 miliardi netti considerando ritorni di fiscalità) 7 miliardi: costo cumulato fino al 2034 per i 15 anni di incentivazione degli investimenti realizzati fino al 2020
Oneri annui di incentivazione 5,8 miliardi di euro lordi nel 2016 2,4 miliardi lordi; 0,8 miliardi netti considerando ritorni fiscalità (media annua 0,6 miliardi nel 2020
Oneri a parità energia finale (prodotta o risparmiata, euro/tep) 1846 220 253

Occupati
50.000-150.000 incluso indotto (2016) 798.000 (diretti)-1.636.000 addetti (incluso indotto) (periodo 2010-2020 300.000 diretti - 600.000 incluso indotto (2020)
Fonte: elaborazione Amici della Terra 20 aprile 2011, in base a Assosolare, Confindustria e REF

Impianto fotovoltaico: meglio con o senza finanziamento dalla banca?

vorrei installare un impianto fotovoltaico per un totale di 17.000 ?.
So che ogni anno si avranno degli incentivi di circa 1.700 ? (Conto Energia).
Un amico sostiene che è meglio ottenere un finanziamento dalla banca e pagare a rate piuttosto che pagare subito i 17.000 euro: in questo modo (dice) hai ha disposizione l'intera cifra che potrai reinvestire e "autopagarti" così il mutuo.
La banca chiede 257 ? al mese x 6 anni (quindi gli presterebbe 17.000 e ne vorrebbe 18.500 circa tra 6 anni).

Supponendo di fare entrambi lo stesso identico investimento dove io pago subito con un assegno mentre l'amico paga a rate, riuscite a dimostrarmi chi dei due ne trae più vantaggio?

Grazie
Ok .. ma la mia domanda è:
alla fine dei 20 anni di incentivi avrò preso più soldi io che ho pagato tutto subito o il mio amico che paga a rate?

Il fotovoltaico è meglio dei Btp

Il fotovoltaico è meglio dei Btp: ecco perché

di Laura La Posta e Fabrizio Patti




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27 maggio 2009
Bolletta azzerata e incentivi del Conto energia: grazie a queste due voci una famiglia media può guadagnare ogni anno più di mille euro e risparmiarne altri 500. Come nel caso-tipo della famiglia Zardi di Casatenovo (Lecco), la cui passione per il risparmio energetico è stata raccontata il 26 maggio nel Rapporto Sviluppo sostenibile, allegato al Sole 24 Ore.

Come ha mostrato, dati alla mano, il "capofamiglia" Luciano Zardi, ingegnere informatico, per l'esattezza negli ultimi 12 mesi il risparmio sulla bolletta è stato di 543 euro, a cui si sono aggiunti 1.329 euro ricevuti per il Conto energia. Totale: 1873 euro.

Di questo passo i 16.306 euro dell'investimento iniziale per l'impianto da 2,45 kWp si recuperano in meno di nove anni. In vent'anni, a questi ritmi, il guadagno al netto dell'investimento sarà di poco superiore ai 21mila euro.

La passione per il fotovoltaico non è isolata: nonostante la contrazione dei consumi e degli investimenti che stiamo vivendo, il numero di famiglie italiane che stanno spendendo 14mila-20mila euro per un impianto fotovoltaico è in forte ascesa. L'occasione è ghiotta (il sistema di incentivi per il fotovoltaico è il migliore d'Europa); tra Conto energia e scambio sul posto, l'investimento rende più dei BoT e dei Btp (tema anticipato dal Sole 24 Ore Rapporti del 3 febbraio, poi pubblicato sul sito del Sole 24 Ore e linkato in 1.130 altri siti italiani).

Per dimostrare questa tesi, Il Sole 24 Ore si è avvalso dello studio Energy & strategy group del Politecnico di Milano (la ricerca è scaricabile previa registrazione) e della consulenza della società Ecoclima di Besana Brianza, che ha fornito preventivi-tipo per costruire il conto economico. La simulazione, naturalmente, è al netto di discorsi come la convenienza di investire su una casa dalla quale, dopo l'installazione, per 25 anni conviene non traslocare, o come alcuni ritardi denunciati negli ultimi mesi sull'allacciamento alla rete generale, per immettere l'energia prodotta in surplus e rivenderla a tariffa iper-agevolata.

Partiamo dall'indice più significativo: il tasso interno di rendimento (Tir o Irr, tasso annuale di ritorno effettivo che un investimento genera). Quello medio di un impianto fotovoltaico residenziale integrato architettonicamente è del 9 per cento. Vale a dire il doppio del rendimento dei Btp con scadenza nel 2034 (25 anni da oggi, una durata pari alla vita media di un impianto): quelli dell'asta del 19 maggio garantivano il 4,6% netto (il 5,25% lordo). Secondo la simulazione effettuata dalla Ecoclima, un impianto da 14mila euro Iva inclusa, dalla potenza di 2,1 kW, in Italia centrale e con integrazione architettonica parziale, garantisce un introito di 1.793 euro all'anno (1.264 da Conto energia e 529 da scambio sul posto).

Ma la redditività e il tempo di "pay back" dipendono da tanti fattori: gli impianti sono tanto più convenienti quanto più sono integrati architettonicamente e di potenza ridotta. Inoltre i sistemi piccoli sono favoriti dal fisco, perché al di sotto dei 20 kW, almeno se destinati alle famiglie, non sono soggetti a Iva e alle altre forme di tassazione. Conta molto anche la zona geografica. Favoriti, a causa del maggiore irraggiamento solare, sono ovviamente il Sud e la Sicilia in particolare.

Per farsi un'idea precisa del ritorno dell'investimento un utile strumento è un simulatore messo a punto da Alessandro Caffarelli, ingegnere considerato uno degli esperti maggiore nel settore, disponibile sul sito www.ingalessandrocaffarelli.it. Un analogo strumento si trova sul sito di Enel Si.

Dietro il successo e i numeri del fotovoltaico ci sono i generosi incentivi italiani. Si tratta del Conto energia, che remunera per 20 anni l'energia prodotta, e dello scambio sul posto, che permette di non pagare la bolletta per l'energia consumata. Gli incentivi, va ricordato, non sono destinati a durare in eterno, visto che il Conto energia starà in piedi, salvo ravvedimenti, solo fino al raggiungimento della soglia dei 1.200 MW di potenza installata in Italia (il che potrebbe avvenire entro il 2010-2011). Il crollo delle installazioni in Spagna dopo la riduzione degli incentivi indica chiaramente che la sola sensibilità ambientale non basta.

Discorso a parte, invece, per il solare termico. I pannelli solari che permettono di scaldare l'acqua e (nel caso di impianti di riscaldamento sotto i pavimenti) anche la casa, generano ritorni più modesti ma hanno il vantaggio di costare meno.

Come risulta da una simulazione effettuata sul sito di Enel.si, con un impianto in una villetta di Roma in cui vivono tre persone si risparmiano 128 euro all'anno rispetto alla bolletta con un un impianto a metano. Il Tasso interno di rendimento (Tir) è del 5,01% e la spesa è di circa 3.000 euro, di cui il 55% recuperabile in 5 anni grazie agli incentivi fiscali. Nella punta sud della Sicilia, invece, per il maggiore irraggiamento il Tir sale al 5,78%, mentre a Milano si ferma al 3,72 per cento. Se si fa un confronto con un impianto elettrico, il risparmio cresce molto, fino a 312 euro all'anno in una provincia molto assolata.

Tipologie Impianto 3 kWp.

Tipologie Impianto 3 kWp.


IMPIANTO NON INTEGRATO
   
Contributo riconosciuto dal GSE al kWh € 0,38
kWh  prodotti dall'impianto in un anno 3600 kWh
kWh  consumati da una famiglia media 2500 kWh
Costo medio energia di una civile abitazione € 0,24
Incasso da GSE per contributo produzione 3600x0,38 = € 1368,00
Risparmio sulla bolletta energia elettrica 2500x0,24 = € 600,00
Totale ricavo annuo € 1.968,00
Costo medio impianto € 13.500,00
Tempo di rientro dall'investimento 7 anni e mezzo
Incasso totale nei 20 anni di incentivo € 39.360,00
IMPIANTO PARZIALMENTE INTEGRATO
   
Contributo riconosciuto dal GSE al kWh € 0,42
kWh  prodotti dall'impianto in un anno 3600KWh
kWh  consumati da una famiglia media 2500 kWh
Costo medio energia di una civile abitazione € 0,24
Incasso da GSE per contributo produzione 3600x0,42 = € 1512,00
Risparmio sulla bolletta energia elettrica 2500x0,24 = € 600,00
Totale ricavo annuo € 2.112,00
Costo medio impianto € 13.500,00
Tempo di rientro dall'investimento 7 anni
Incasso totale nei 20 anni di incentivo € 42.240,00
IMPIANTO INTEGRATO
   
Contributo riconosciuto dal GSE al kWh € 0,47
kWh  prodotti dall'impianto in un anno 3600KWh
kWh  consumati da una famiglia media 2500 kWh
Costo medio energia di una civile abitazione € 0,24
Incasso da GSE per contributo produzione 3600x0,47= € 1692,00
Risparmio sulla bolletta energia elettrica 2500x0,24 = € 600,00
Totale ricavo annuo € 2.292,00
Costo medio impianto € 13.500,00
Tempo di rientro dall'investimento 6 anni e mezzo
Incasso totale nei 20 anni di incentivo € 45.840,00

Nucleare troppo caro, meglio il solare

Negli ultimi otto anni il costo del fotovoltaico è sempre diminuito, mentre quello di un singolo reattore nucleare è passato da 3 miliardi di dollari nel 2002 a dieci nel 2010.
   Pannelli fotovoltaici su sfondo di centrale nucleare    
Il solare costa ormai meno di 13 centesimi di euro a kilowattora e, alla luce degli attuali investimenti e dei progressi della tecnologia, si ridurrà ulteriormente nei prossimi dieci anni.
I costi di produzione di una centrale nucleare sono invece regolarmente aumentati negli ultimi anni e le stime sono costantemente in crescita.
Il nucleare necessita di pesanti investimenti pubblici e il trasferimento del rischio finanziario sulle spalle dei consumatori di energia e dei cittadini che pagano le tasse, senza considerare i pericoli per la sicurezza notoriamente connessi a questa tecnologia.

Tipologia e Funzionamento degli impianti solari fotovoltaici.

Tipologia e Funzionamento degli impianti solari fotovoltaici.

Un impianto fotovoltaico è formato da un’insieme di 5 componenti essenziali. Per ogni componente, Soems seleziona materiali di assoluta qualità, perfettamente testati, garantiti e certificati.
  • Pannelli fotovoltaici: contengono le celle fotovoltaiche e raccolgono la luce.
  • Strutture di sostegno: sostengono i pannelli solari assicurandone la stabilità e la corretta inclinazione in modo da massimizzare l’energia del sole che viene catturata.
  • Misuratori di energia: misurano l’energia elettrica prodotta, l’energia utilizzata e quella erogata nella rete.
  • Inverter: converte la corrente continua in corrente alternata.
  • Quadro elettrico: contiene tutti gli elementi necessari alla posa in opera dell’impianto.
Gli impianti fotovoltaici si dividono in due principali tipologie: stand-alone e grid connected, che hanno differenti caratteristiche tecniche e producono l’energia in modo diverso. Con un semplice sopralluogo ed un’attenta analisi delle vostre esigenze, Soems si occuperà di valutare e scegliere la tipologia di impianto più adatta alla vostra situazione.

Impianto stand-alone
È la soluzione ideale per le utenze isolate, perché evita i costi di una linea elettrica di distribuzione per l’allacciamento diretto dell’utenza alla rete.
In questo tipo di impianto l’energia elettrica generata in surplus viene immagazzinata nelle batterie per l’utilizzo durante i periodi di non produzione.

Impianto grid-connected
È l’impianto progettato per le utenze collegate alla rete elettrica e agisce in regime di scambio sul posto con la rete elettrica locale. Se l’energia elettrica prodotta è inferiore alle necessità, viene prelevata dalla rete, se, invece, l’impianto produce energia in eccesso, quella in surplus viene immessa nella rete: con l’attuale quadro legislativo (vedi gli incentivi del Conto Energia), l’energia venduta riceve un compenso dal gestore della rete.
 

Come richiedere gli incentivi per il fotovoltaico

Come richiedere gli incentivi per il fotovoltaico

I 5 passi per richiedere gli incentivi per il fotovoltaico
I 5 passi per richiedere gli incentivi per il fotovoltaico
Per la richiesta degli incentivi legati alla realizzazione di un impianto fotovoltaico è sempre buona norma che se ne occupi lo studio di progettazione oppure direttamente l’azienda installatrice.
Ma è anche buona norma che il committente che paga e acquista l’impianto sappia come si svolge l’iter burocratico per comprendere al meglio la procedura di richiesta incentivi.
PREVENTIVO PER LA CONNESSIONE
Insieme alla richiesta di connessione, il richiedente deve versare un corrispettivo diviso in due trance tramite bollettino postale al fornitore di energia elettrica locale (Enel, Asmea ecc…) per ottenere il preventivo.
Il corrispettivo varia a seconda della potenza dell’impianto fotovoltaico che si andrà ad allacciare e và da 90 euro fino a 3.000 euro.
Il richiedente riceve la richiesta di connessione corredata di tutte le  informazioni necessarie, il fornitore di rete deve consegnare al richiedente il preventivo entro precise scadenze:
20 giorni lavorativi per richieste fino a 100 Kwp;
45 giorni lavorativi per richieste superiori a 100 kwp e fino a 1000 kwp;
60 giorni lavorativi per potenze in immissione richieste superiori a 1000 Kwp.
Il preventivo deve contenere oltre al corrispettivo per la connessione, anche l’elenco delle opere e delle attività necessarie per la connessione fisica e per l’entrata in esercizio commerciale dell’impianto.
ACCETTAZIONE PREVENTIVO
il richiedente accetta il preventivo ed invia la documentazione ricevuta in precedenza dal fornitore di rete firmata ed accomapagnata dalla cedola dell’avvenuto pagamento del bollettino postale della prima trance.
OTTENIMENTO AUTORIZZAZIONI
il richiedente ha a disposizione 60 giorni di tempo per connessioni in bassa tensione e 90 giorni per connessioni in media tensione per ottenere le autorizzazioni necessarie da parte del GSE.
REALIZZAZIONE E ATTIVAZIONE DELLA CONNESSIONE
il richiedente dopo aver accettato il preventivo, può procedere alla realizzazione dell’impianto e dopo aver ultimato tutte opere, deve comunicarlo al fornitore di rete inviando anche il pagamento della seconda trance del preventivo di spesa.
CONCLUSIONE
una volta comunicata la fine lavori al fornitore di rete, quest’ ultimo invierà al richiedente la comunicazione di completamento della realizzazione della connessione e avrà tempo 30 giorni solari per la realizzazione della connessione stessa (montaggio contatori).

Fotovoltaico. I costi degli incentivi li paghiamo in bolletta?

Fotovoltaico. I costi degli incentivi li paghiamo in bolletta?

Fotovoltaico. I costi degli incentivi li paghiamo in bolletta?
Fotovoltaico. I costi degli incentivi li paghiamo in bolletta?
Si parla tanto di politica energetica in questi mesi, si parla tanto di energie rinnovabili e di fotovoltaico e come queste energie pulite gravano troppo sulle tasche degli italiani.
Sono giorni che sia il Ministro della Sviluppo Economico Paolo Romani, che le principali televisioni e i più importanti organi di Stampa stanno facendo una campagna diffamatoria contro le energie rinnovabili ed in particolare contro il fotovoltaico, accusandolo di gravare troppo sulla bolletta degli italiani, costretti a pagare molto di più per sostenere gli incentivi.
Ma esaminiamo nel dettaglio quanto realmente “pesa” il fotovoltaico ed in generale le energie rinnovabili sulla bolletta elettrica.
L’associazione per le energie rinnovabili (APER) ha condotto uno studio con dati assolutamente dimostrabili, ecco di seguito quanto realmente il cittadino deve sostenere gli incentivi dedicati alle fonti rinnovabili.
Considerando una bolletta media di 425 €/anno si può vedere come 31 € siano destinati alle voci A3, A2 e MCT. Dietro queste sigle si nascondono varie spese che nulla hanno a che vedere con le fonti rinnovabili:
- 5,2 € sono destinati allo smantellamento delle centrali nucleari. Considerato che le 4 centrali italiane sono state “spente” nel lontano 1987, si può facilmente intuire quale sia l’enorme spreco di denaro anno dopo anno per la messa in sicurezza e la gestione (impossibile) del problema scorie;
- 2,8 € vengono regalati alla grandi imprese energivore, come cementifici e acciaierie, per fornire loro energia a basso prezzo. L’Unione Europea ha già multato varie volte il nostro Paese perché questa è una pratica di concorrenza sleale;
- 8,4 € vengono destinati alle cosiddette “assimilabili” ovvero all’energia prodotta bruciando i rifiuti (inceneritori) e gli scarti dei processi di raffinazione del petrolio. In 9 anni sono stati spesi 33 Miliardi di € per sovvenzionare questa energia, altamente inquinante e fonte di gravissime patologie.
- Rimangono quindi meno di 15 € all’anno, pari a 1.25 €/mese, di fondi realmente spesi per le rinnovabili e solo parte di questi fondi vanno al fotovoltaico.
Questi dati sono reali e come dice il ministro Romani che  il 7% in bolletta è per pagare gli incentivi è vero; dovrebbe però spiegare che questo 7% è suddiviso per sostenere le fonti rinnovabili, le centrali a carbone, la costruzione degli inceneritori e questo dato si può facilmente vedere sul sito governativo AEEG (Autorità per l’energia elettrica e il gas)
Se nei prossimi mesi la bolletta sarà più pesante non sarà certo per colpa del fotovoltaico ma dell’andamento del prezzo del petrolio al quale il prezzo dell’energia è strettamente legato: di contro se avessimo avuto una maggiore potenza installata da fonti rinnovabili, tale dipendenza sarebbe molto ridotta.
Si dimentica poi di ricordare che il settore fotovoltaico produce gettito per le casse dello Stato e allo stesso tempo la distribuzione di incentivi ad impianti medi e piccoli significa tenere la ricchezza sul territorio.